WhatsApp può essere usato nei gruppi condominiali, ma l’amministratore di condominio non può fare assolutamente questa cosa.
Negli ultimi anni anche la comunicazione di tutti i giorni nella vita condominiale è cambiata, perché sempre più spesso gli amministratori usano WhatsApp per parlare con i condomini in modo rapido e diretto. Un messaggio arriva subito, tutti lo leggono e si evitano telefonate o lettere, ma bisogna subito essere chiari su un punto, ovvero che questa abitudine non è sempre lecita e in alcuni casi può essere addirittura contro la legge.
Partiamo dunque da quello che si può fare con WhatsApp: questo strumento di messaggeria istantanea è davvero molto comodo, perché le informazioni arrivano in tempo reale, ed è fondamentale per avvisare che ci saranno lavori nell’androne e le date rispetto alle quali verranno avviati, oppure che l’ascensore sarà fermo per manutenzione, ancora per comunicare variazioni riguardanti i giorni di pulizia degli spazi comuni o infine per ricordare una riunione già fissata.
In buona sostanza, via WhatsApp possono passare tutta una serie di comunicazioni semplici e informali, che servono solo a informare e non ha valore legale. Il discorso cambia e potrebbe essere soggetto a discussioni se per i messaggi via WhatsApp vengono fatte passare ben altre comunicazioni, ad esempio quelle riguardanti la privacy dei condomini. La questione della tutela della privacy e dei dati personali, peraltro, si ripropone anche per altre questioni.
La prima riguarda proprio la creazione del gruppo WhatsApp: quando un amministratore avvia questo percorso, utilizza e condivide i numeri di telefono dei condomini. Ma il numero di telefono è un dato personale e, come tale, deve essere trattato nel rispetto delle regole previste dal GDPR e dal Codice della Privacy. Questo significa che l’amministratore non può inserire una persona in un gruppo senza il suo consenso e deve usare questo strumento con molta attenzione.
C’è poi un’altra problematica legale, ovvero quando si parla di comunicazioni ufficiali, come la convocazione dell’assemblea condominiale, l’uso di uno strumento come WhatsApp è totalmente fuori dalle regole. L’articolo 66 delle disposizioni di attuazione del Codice civile stabilisce infatti che l’avviso di convocazione deve essere inviato con strumenti che garantiscono certezza e tracciabilità, e la messaggistica istantanea non rientra tra questi.
Insomma, una comunicazione ufficiale come quella che riguarda l’assemblea condominiale può arrivare via raccomandata, PEC, fax o anche consegna a mano, ma non per altri mezzi come WhatsApp, che non danno assolutamente garanzie sicure sulla ricezione del messaggio, sulla data di invio e sull’identità di chi lo riceve. Se dunque un amministratore convoca l’assemblea solo tramite WhatsApp, la convocazione è irregolare e l’assemblea può essere impugnata dai condomini assenti o dissenzienti.