Immagina di atterrare in una città sconosciuta, aprire l’assistente sul telefono e, invece di scrivere “cosa vedo qui vicino?”, disegnare con un dito l’area che ti interessa: l’AI capisce, ti guida, ti sorprende.
Capita a tutti: cerchi un bar, un museo, un angolo verde. Scrivi una richiesta, ottieni una lista infinita, perdi tempo a rifinire. Qui, però, sta maturando un cambio di passo.

Con Gemini, Google sta sperimentando un modo diverso di parlare al territorio. Non solo parole. Una selezione sulla mappa, un’area ritagliata su misura, un contesto più pulito. E la promessa di una vera guida turistica personale prende forma.
Il dettaglio non è ancora in pubblico, ma il codice dell’ultima app rivela un indizio chiaro: nell’area degli allegati compare un pulsante Map, al fianco di immagini e documenti. È disattivato, sì, ma c’è. E insieme compaiono stringhe come “Explore this area”, “posizione corrente” e “posizione precisa”. Tradotto: l’assistente potrà ricevere una porzione di mappa come input, interrogarla e restituire risposte legate a quel perimetro. È una piccola scelta d’interfaccia che cambia il gioco.
Il cuore dell’idea è semplice: allegare una regione geografica al prompt. Non più “trova caffetterie a New York”, ma un riquadro disegnato sulla città. Confini chiari, niente equivoci su quartieri dai nomi simili, possibilità di includere zone vive che non coincidono con i limiti amministrativi. In pratica, un allegato mappa (“Map Area”) che arricchisce la conversazione come oggi fanno foto o PDF.
Se il sistema riconosce l’area, può scandagliare i punti di interesse: orari, recensioni, tempi di attesa, picchi di affluenza. Dati che Google Maps aggiorna da anni su milioni di attività. Qui la sinergia con l’AI diventa concreta: linguaggio naturale in input, contesto cartografico in allegato, risposta sintetica e personalizzata. Esempio: disegno una fascia lungo il Po a Torino e chiedo “pasticcerie con tavoli all’aperto, aperte la domenica mattina”. La macchina filtra, ordina, motiva. Non è magia. È precisione.
Un altro scenario? Un viaggio di lavoro con due ore libere: delimiti un quadrante vicino al tuo hotel e chiedi “musei piccoli, non affollati, entro 20 minuti a piedi”. Oppure esplorazione creativa: “itinerario per famiglie tra parchi e gelaterie, spesa massima 30 euro a persona”. La ricerca basata sulla posizione diventa conversazione, non elenco.
Implicazioni e prossimi passi
Tecnologicamente è un ponte pulito: da un lato la comprensione del testo di Gemini, dall’altro la ricchezza di Google Maps. In mezzo, un allegato che fa da bussola. Potenziali estensioni? Pianificazione di itinerari multi-tappa, suggerimenti in base all’ora, all’affluenza o al meteo. Anche analisi urbane leggere per capire servizi e densità di attività in una zona. Sempre con un avviso: l’uso della posizione precisa richiederà consenso esplicito e controlli chiari.
Ad oggi non esistono comunicazioni ufficiali né date. La funzione potrebbe cambiare o non uscire mai, nonostante il pulsante già inserito e i riferimenti nel codice. Se arriverà, è plausibile un rollout graduale. Meglio tenere le aspettative misurate e gli occhi aperti.
Mi piace pensare a questo come a un nuovo linguaggio: non solo frasi, ma forme. Disegni un confine e chiedi al mondo di raccontarsi. Se la mappa diventa una domanda, quali risposte inedite potremmo ascoltare dalle nostre città?

